Alessandro Manetti

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"Era il primo ponte di tal sorte che fra noi si faceva, capace del passo delle vetture, e quelle cui era destinato eranano dei Sovrani e delle Corte".
(Alessandro Manetti, Mio Passatempo, Firenze 1885).

Alessandro Manetti (Firenze, 7 marzo 1787 – Firenze, 10 dicembre 1865) è stato un ingegnere e architetto italiano. Fu un importante esponente del rinnovamento tecnologico e del linguaggio neoclassico in Toscana.

Figlio dell'affermato architetto Giuseppe, studiò architettura all'Accademia di Belle Arti di Firenze, poi a Pisa ed infine si perfezionò in ingegneria a Parigi. Infatti nel 1809 fu ammesso (su raccomandazione di Guglielmo Goury, ingegnere capo del Dipartimento francese dell'Arno), unico allievo straniero, alla Scuola Imperiale di applicazione dei Ponti e Strade a Parigi.

L'École des ponts et chaussées, fondata nel 1747, primo direttore Jean-Rodolphe Perronet, formava gli ingegneri di stato, i migliori in Francia. Gli allievi (circa 60), seguivano i corsi tenuti da personalità come Monge e Carnot ed in estate erano inviati in missione a seguire i cantieri dell'Impero.

Manetti si distinse negli studi ed ebbe modo di recarsi in missione in Renania, nei Paesi Bassi ed in Provenza. In Francia si sposò con Rosalia Magniol dalla quale ebbe una figlia, Giuseppina. Con la Restaurazione fu radiato dai ruoli come straniero e tornò a Firenze nel 1814 con un modesto impiego nell'amministrazione statale. Si occupò, in posizione subalterna a Vittorio Fossombroni, della bonifica della Valdichiana e poi di quella della Maremma ed dei lavori per il prosciugamento del padule di Fucecchio. Una rapida carriera, in rivalità con Pasquale Poccianti, lo portò a progettare e dirigere, per 45 anni, le opere più importanti del Granducato di Toscana, soprattutto per quel che riguarda bonifiche, opere idrauliche e strade. A partire dagli anni trenta diviene suo fedele collaboratore il genero Carlo Reishammer. Nel 1834 divenne direttore del Corpo degli ingegneri di Acque e Strade diventando il principale responsabile degli interventi tecnici nell'ambito del Granducato; nel 1850 e fino alla cacciata dei Lorena nel 1859, direttore del Consiglio d'Arte. Dopo il definitivo esilio del granduca Leopoldo II si dimise, insieme al genero Reishammer, dai suoi incarichi pubblici e si ritirò a vita privata. Morì a Firenze il 10 dicembre 1865, nella sua casa di via de' Servi al n. 26 dove, qualche anno più tardi, il Comune di Firenze fece affiggere una targa commemorativa.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera (clicca sul link per approfondire).

 

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